Si tratta di una paziente di 23 anni che si presenta per dolore cronico sul bordo esterno del piede sinistro dopo essere stata operata per una deformità acquisita anni fa. Ha bisogno di stampelle per camminare poiché il dolore durante il carico è intollerabile, interferendo in tutte le sue attività. Le osteotomie personalizzate sono una risorsa ottimale per correggere deformità atipiche delle ossa, che siano congenite o acquisite nel contesto di un intervento.
Un’osteotomia consiste nel fratturare un osso con l’intenzione di ricollocarlo in modo specifico per alleviare un disturbo. Il fatto che un’osteotomia sia consolidata, cioè che la frattura sia guarita, non implica necessariamente che l’obiettivo desiderato sia stato raggiunto. I frammenti ossei possono essersi uniti, ma non nella posizione ideale pianificata in precedenza, correggendo parzialmente il problema iniziale o addirittura aggravandolo o generandone uno diverso dall’originale.
Si tratta di una paziente di 23 anni che si presenta per dolore cronico sul bordo esterno del piede sinistro dopo essere stata operata per una deformità acquisita due anni fa. Ha bisogno di due stampelle per camminare poiché il dolore durante il carico è intollerabile, interferendo in tutte le sue attività.
In particolare, erano state eseguite osteotomie per correggere l’alluce valgo interfalangeo, cioè il primo dito deviato verso l’esterno, così come il varo del quinto dito, deviato verso il lato opposto, mediante tecnica percutanea.
Durante il post-operatorio, la sintomatologia dolorosa persisteva per più di 6 mesi, e clinicamente è stata diagnosticata la malattia di Südeck, portando al rinvio all’Unità del Dolore dopo aver escluso ogni soluzione chirurgica.
È stata eseguita una TAC dove si è osservato che, sebbene l’osteotomia fosse consolidata, era stata eseguita in una posizione plantarizzata, cioè con la testa rivolta verso il suolo in un piano maggiore rispetto alla testa del primo metatarso.
Gli obiettivi sono quelli di ottenere un piede indolore con il carico che le consenta di recuperare la funzione senza la necessità di utilizzare stampelle. Correggere la deformità nella plantarizzazione della testa del quinto metatarso, così come la contrattura in flessione dell’articolazione interfalangea prossimale. Eseguire un’osteotomia personalizzata per elevare, senza accorciare ulteriormente, la testa del quinto metatarso e così alleviare il carico che riceve, trasferendolo al resto delle dita. Infine, effettuare una procedura di artroplastica dell’unione fibrosa, cioè eliminare la flessione del dito che fa sì che la punta dello stesso entri in contatto con il suolo in modo alterato, lasciandolo dritto.
I risultati indicano che a 3 mesi l’osteotomia è consolidata nella nuova posizione ideale e la paziente non ha dolore con il carico, consentendole di camminare senza stampelle con calzature normali. La paziente è riuscita a riprendere la sua vita normale, passando da dipendente dalle stampelle senza supporto a camminare normalmente.
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